La mobilità contro e dopo il coronavirus si chiama bicicletta

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Tra gli altri, anche il settore della mobilità è stato fortemente e direttamente coinvolto dalla crisi che ha colpito il settore strutturale, produttivo ed economico della nostra società.
L’Italia intera sta ora attendendo, con ansia ma anche speranza, aggiornamenti relativi alla cosiddetta fase-2 (successiva al 4 maggio 2020), quella della “lenta” ripartenza dopo il lockdown.

Proviamo quindi a considerare il prossimo futuro che ci attende.

L’emergenza sanitaria dettata dal coronavirus deve necessariamente diventare un’occasione per rivedere la mobilità urbana. Specie ora che Regioni e Comuni, con la riapertura di attività produttive e commerciali, dovranno fronteggiare le problematiche relative ai modelli di mobilità più opportuni da introdurre, onde evitare che la curva dei contagi torni a impennarsi.

Dobbiamo quindi rendere ordinario ciò che allo stato attuale è definito come misura “straordinaria”.

Anche con la ripresa delle attività economiche produttive, commerciali, istituzionali, dovrà infatti permanere il distanziamento obbligatorio e l’utilizzo forzato delle mascherine. Come sarà allora possibile gestire gli spostamenti, soprattutto all’interno dei grandi centri urbani senza violare le norme sulle distanze?

Partiamo dal presupposto che il trasporto pubblico di massa (treni, metropolitane, autobus e tram,…) dovrà presto rivedere le sue regole, questo è inevitabile. In questa fase-2 salire sui mezzi pubblici sarà un’impresa, con le corse contingentate e gli accessi scaglionati per mantenere le distanze.

Le stesse problematiche valgono anche per l’auto dove già oggi vige la regola che se hai un passeggero, a meno che non sia un convivente, questo deve stare dietro o di fianco, e comunque a debita distanza.

Ecco quindi fare capolino da dietro l’angolo la bicicletta, che proprio adesso potrebbe essere una delle soluzioni migliori per rispondere ad una lunga serie di problemi di mobilità urbana.

La bicicletta consente di mantenere la distanza, anche stando affiancati; il grado di arieggiamento è il massimo possibile; l’uso delle due ruote favorisce l’attività fisica; mantiene i polmoni di chi pedala più “robusti”, meglio ventilati e capaci di sopportare meglio anche un eventuale “stress” dalla malattia; il movimento è fondamentale per il sistema immunitario che, in questo momento, va mantenuto con grande cura alla massima funzionalità.

Le amministrazioni locali potrebbero e dovrebbero approfittare di questa grande prova generale per riflettere sui nuovi scenari di mobilità urbana. Proviamo a considerare la bicicletta come uno degli strumenti di lavoro da adottare per affrontare non solo crisi sanitarie di questa portata ma anche le problematiche dovute al cambiamento climatico.

La bicicletta quindi potrebbe diventare veramente la migliore forma di prevenzione, da un lato ed una vincente soluzione dall’altro.

Purtroppo sappiamo anche che, sebbene diversi servizi di bike sharing siano già da tempo stati introdotti nelle grandi città ci sono ancora diverse “note dolenti”.
Servirebbero infatti, in generale ma più ancora in questo momento:

  • Piste ciclabili riservate magari anche solo temporanee dotate si segnalita ad hoc;
  • Collegamenti sicuri dalla città all’hinterland (oggi i servizi di bike sharing sono disponibili sono all’interno dei grandi centri urbani) per agevolare l’altissimo numero di pendolari;
  • Incentivi statali e regionali per l’acquisto biciclette elettriche o a pedalata assistita;
  • Incentivi alla sottoscrizione di abbonamenti al bike sharing magari con accordi diretti anche con le aziende che potrebbero renderle disponibili per i propri dipendenti.
  • L’adozione di misure concrete per favorire l’integrazione delle biciclette sui mezzi di trasporto.

Pensiamo ai treni locali e regionali presi quotidianamente d’assalto dai pendolari. Quante volte è capitato di voler “uccidere” chi si permette di salire sulle carrozze con il proprio mezzo a due ruote? Non ci sono carrozze con alloggi dedicati alle biciclette che vengono quindi parcheggiate nei corridoi dei vagoni a scapito degli altri passeggeri.

Se poi ci fosse la forte necessità di utilizzare l’auto che purtroppo diventerà la scelta inevitabile di un gran numero di cittadini, pendolari e residenti, sarà necessario regolametare in modo ferreo anche l’utilizzo di questo mezzo.
Come gestiranno i Comuni le aree A, B, C, ZTL?
Come verranno gestite le aree di parcheggio oggi interamente a pagamento o solo a disposizione dei residenti?

C’è da sperare che queste domande non restino senza risposta, specie con l’inizio della fase-2.

Proviamo per una volta a sfruttare una “crisi” per trarne insegnamenti positivi da mettere in atto subito.

Più piste ciclabili, più incentivi alla mobilità su due ruote e corsie preferenziali dedicate.

Insomma implementiamo la vera rivoluzione della mobilità dopo il Covid.
E questo non solo nelle grandi città ma con estensioni anche a tutti i piccoli comuni.

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